Il mio lavoro / valoro / servizio si esprime nell’accompagnamento ai processi di guarigione e trasformazione con un orientamento trauma-informed e consapevole degli aspetti somatici e relazionali che sono sempre in gioco.
Opero come NARM® Practitioner, Somatic Experiencing® Practitioner e PPN Practitioner (Prenatale Perinatale Nascita): approcci che mi permettono di sostenere chi desidera ritrovare sicurezza, radicamento e vitalità, sciogliendo le tracce traumatiche che si esprimono nel corpo e nelle relazioni.
Parte del mio lavoro è dedicata all’accompagnamento di coppie, famiglie e gruppi intorno alla nascita, offrendo uno spazio di sostegno e consapevolezza in un momento così delicato e trasformativo.
Il mio cammino è radicato anche nella filosofia (Laurea Magistrale con lode in Scienze Filosofiche, percorso quadriennale in Analisi Biografica ad Orientamento Filosofico – Philo, Milano) e in anni di esperienza come formatrice di Pratiche Filosofiche e Critical Thinking presso enti di formazione, istituti scolastici e realtà cittadine. Ho inoltre cofondato realtà educative innovative, sperimentando modelli comunitari e creativi di apprendimento.
La mia ricerca artistica – performance, danza Butoh, musica, poesia – e la formazione continua in Comunicazione Non Violenta (NVC) arricchiscono la mia pratica, offrendo strumenti di ascolto incarnato, di espressione autentica e di dialogo empatico.
Le mie competenze si muovono su più piani intrecciati:
Accompagnamento individuale con approccio somatico, relazionale e trauma-informed (Somatic Experiencing®, NARM®, PPN™), modulato secondo i bisogni e le preferenze della persona.
Sostegno a madri, bambini, coppie e famiglie nel periodo prenatale e perinatale, dalla gravidanza ai primi anni di vita, con approccio somatico, relazionale e trauma-informed (Somatic Experiencing®, NARM®, PPN™, Critical Thinking, Comunicazione Non Violenta, Via del Cerchio) utilizzando una o più metodologie in modo integrato a seconda delle necessità.
Facilitazione di gruppi e laboratori con approccio somatico, relazionale e trauma-informed, integrando metodologie come Somatic Experiencing®, NARM®, PPN™, Critical Thinking, Comunicazione Non Violenta e Via del Cerchio, adattando la combinazione di strumenti in base agli obiettivi e alle caratteristiche del gruppo.
In sintesi, posso accompagnare individui, coppie o gruppi utilizzando le diverse metodologie singolarmente o integrate, modellando il percorso sui bisogni, le preferenze e il contesto di ciascun partecipante.
Il filo che attraversa tutto è un invito a vivere radicati nel corpo, in ascolto autentico di sé, sensibili all’altro e all’oltre.
…
Ti accompagno a sentirti sentire, sentendoti sentita/o.
È un gioco di parole e anche una realtà possibile, capace di cambiare il modo di vivere.
“Che cosa accade quando ti senti sentita/o mentre senti la vita muoversi in te?”
Sentirti sentire — il felt sense
Chi ci ha insegnato ad ascoltare ciò che accade dentro di noi?
Il felt sense è un termine introdotto dal filosofo e psicoterapeuta Eugene Gendlin. Descrive una percezione corporea sottile e globale: un “senso sentito” che racchiude intuizioni, emozioni e significati ancora impliciti.
Non è un pensiero né una semplice emozione: è un’esperienza viva, una porta di accesso a nuove comprensioni di sé e a possibilità di trasformazione.
Spesso, nei primi anni di vita, impariamo invece a disconnetterci da sensazioni, emozioni e bisogni che non trovavano accoglienza nei nostri genitori. Tornare a sentirsi sentire significa allora reimparare ad ascoltare e ad accogliere l’intera gamma di ciò che vive in noi.
Così riscopriamo il nostro sapere organico e torniamo a sentire più profondamente l’altro e il vivente.
Sentirsi sentiti
Anche questo non è scontato. Esperienze relazionali dolorose — già nella vita intrauterina o nella prima infanzia — possono lasciarci con la sensazione di non essere mai davvero visti, accolti, sentiti.
È come se non potessimo mostrarci pienamente, come se non fossimo mai del tutto qui.
Senza questa base incorporata di riconoscimento e accoglienza, è difficile camminare liberi nel mondo.
Tornare a sentirsi sentiti significa riscoprirsi degni di ricevere lo sguardo, la cura, l’amore incondizionato che ci serviva per crescere. Significa anche imparare ad aprirci di nuovo non solo all’altro, ma anche al resto del vivente: la terra, gli animali, le piante, ciò che ci sostiene da sempre.
In questo spazio di relazione torniamo a fidarci, a riconoscere il valore della nostra unicità e a farci sentire: più autentici con noi stessi e con gli altri, più connessi al mondo.
Viaggio da tempo attraverso i territori della psiche incarnata, ma tuoi sono gli occhi, tuo il paesaggio che essi vedono, tuo il potere di trasformare il tuo modo di vivere.
Il viaggio è il tuo. Tuo l’intento che lo guida, tua l’alchimia che lo muove.
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